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La via Tiburtino Cornicolana all'interno del Parco dell'Inviolata
Colombario del recinto in laterizio
Lucerna con ammaestratore
Balsamario globulare di vetro

La via Tiburtino Cornicolana nell'Inviolata

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Dal 2009 la Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Lazio conduce una campagna di scavo archeologico nell’ambito del Parco dell’Inviolata che ha portato alla scoperta del percorso stradale della Via Tiburtino-Cornicolana perfettamente conservato nel suo tracciato in basoli di travertino. Scavata per circa 110 mt, presenta un orientamento NEE-SWW e corre a mezza costa, rinforzata sul versante SE da una muratura in blocchi di travertino semilavorati che ne impediva lo scivolamento verso valle. Il percorrere le dorsali collinari è una caratteristica delle strade romane proprio per evitare i declivi, generalmente zone di raccolta delle acque pluviali e tendenzialmente acquitrinose. Il tracciato taglia i resti di una cava di tufo presente nell’area e coltivata per canali paralleli. E’ ascrivibile come tipologia ad età repubblicana. La strada si collega perfettamente al tracciato viario individuato sotto la chiesa di Santa Maria a Setteville di Guidonia, riconosciuto come resti della Via Cornicolana. Le sue dimensioni (3,50 mt di larghezza, come quella di Setteville), la perfezione della struttura e le tracce dei solchi di carro ampiamente consunti, dimostrano l’importanza del tracciato e la sua ampia frequentazione. Il tracciato di Setteville è in trachite, mentre il tracciato dell’Inviolata presenta rifacimenti con basoli in trachite e questo, ipoteticamente, potrebbe essere anche un indizio di una fase più antica del tracciato dell’Inviolata rispetto a quello di Setteville. Asse stradale di notevole importanza, la Tiburtino-Cornicolana arriva a Montecelio, passando per l’odierno territorio di Guidonia. Giunta alla base della collina di Montecelio la aggira inoltrandosi nel territorio sabino. Venne per la prima volta documentata dall’archeologo inglese Ashby che ne seguì parzialmente il tracciato. Lo scavo ha messo in luce sei mausolei, un recinto funerario in laterizio (con, all’interno, uno più piccolo sempre in opera laterizia e pavimento in cocciopesto e tessere marmoree bianche), 69 sepolture (la cappuccina, in anfora, a dado ed incinerazione), due sarcofagi in marmo bianco, due pozzi sacrificali (di cui uno ancora da scavare) e tracce degli apprestamenti (fori nel banco di tufo) per l’allestimento degli apparati decorativi legati alle cerimonie funebri e/o alle feste per i defunti. Di queste solo 9 presentavano un corredo o quanto meno un’offerta esterna ma è da segnalare la tomba 60, femminile, ove si è rinvenuto un corredo funerario costituito da: una lucerna, un boccalino monoansato, una bottiglia/olpai, uno specchio rettangolare in bronzo con chiodino poggiato su un mucchietto di cenere (che fa presupporre una scatoletta in legno), un bottone in osso e un frammento di fibula in bronzo. Questi ultimi due elementi potrebbero far pensare ad un elemento di stoffa consumatosi. Il corredo si data fra la fine del I sec. a.C. e il pieno I sec. d.C. Invece ancor più interessante il corredo della tomba 48, femminile, ove si è rinvenuto: astuccio cilindrico in bronzo con all’interno sostanza bluastra, tre strumenti da trucco in bronzo, quattro castoni in pasta vitrea (blu, blu screziato, acqua marina e bianco), 17 frr. di aghi in osso lavorato e alcuni con capocchia con foro rettangolare, due con capocchia tonda ed un chiodo in ferro.

Fra i rinvenimenti si segnala un’ara di marmo bianco con iscrizione
“D M / Q.ATILIO Q.F. / PROBO / CESTIA C.F. / PROBA / FILIO / PIENTISSIMI”

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