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Interno del museo
Sarcofago con orante
Tratto della via Cornicolana all'interno del Museo
Urnetta cineraria etrusca

Museo della Via Cornicolana

Ara-funeraria-di-Vibullio-FidoLa nuova chiesa di S.Maria a Setteville è stata edificata in una vasta area di quasi quattromila metri quadrati ubicata all’estremità settentrionale del quartiere, sullo sfondo di Via Leopardi, suo asse viario principale, che inizia dalla Via Tiburtina e finisce nei campi. Il nuovo edificio, oltre che per la sua non comune bellezza architettonica, è destinato a distinguersi tra le altre chiese di moderna costruzione della diocesi per la scoperta, durante la sua edificazione, di un tratto dell’antica Via Cornicolana, un importante asse viario che, dipartendosi dalla Tiburtina all’altezza dell’odierno km XVI (Setteville), giungeva fino alla moderna Guidonia e piegando poi verso oriente ed aggirando alla base la collina di Montecelio – tradizionalmente identificata con l’antica Corniculum, si dirigeva verso l’entroterra sabino e la Salaria. Il complesso parrocchiale di Setteville offre infatti un esempio della possibilità di far coesistere le esigenze dettate dal processo di trasformazione della moderna società e la necessità di salvaguardare le testimonianze che la storia ci ha lasciato. Il tratto di basolato rinvenuto è infatti pienamente fruibile e perfettamente integrato nell’edificio di culto, in parte allo scoperto in un’area verde e in parte in un ampia cripta, situata sotto il sagrato e l’aula, appositamente studiata dal progettista, nella quale è stato allestito un Museo Archeologico. Caratterizza il Museo della Via Cornicolana l’esposizione di reperti, alcuni particolarmente importanti, recuperati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza, e dalla Polizia di Stato, in collaborazione con la Magistratura.  La mostra permanente di tali oggetti ha lo scopo di offrire al visitatore un’occasione di riflessione su un fenomeno, quello degli scavi clandestini e del commercio illegale dei reperti archeologici, che sembra inarrestabile e di cui è vittima anche il patrimonio archeologico del territorio della provincia di romana ubicato fra la via Nomentana e la via Tiburtina. La piaga degli scavi clandestini è infatti la principale causa della devastazione di importantissimi siti archeologici; costituisce una profonda ferita alla conoscenza del mondo antico, una ferita che non si rimargina neppure quando gli oggetti, come quelli esposti a Setteville, sono recuperati, perché l’integrità e la conoscenza del loro contesto sono perdute per sempre. Il visitatore può ammirare quindi una rassegna di reperti, recuperati dalle Forze dell’Ordine in recenti operazioni, che seppur dotati di specifici caratteri e talvolta di notevole bellezza e pregevole fattura, essendo stati sottratti a contesti di scavo sconosciuti, rappresentano mute testimonianze di una storia che nessuna scienza di archeologo potrà mai ricostruire; mostrano solo l’avidità di tombaroli, mercanti, e collezionisti senza scrupoli. La mostra vuole anche essere prova ed occasione per rammentare ai non adetti ai lavori che lo scempio che viene perpetrato in danno della nostra storia e del nostro territorio può essere arginato grazie alla collaborazione fra le forse di Polizia, la Magistratura e gli archeologici che operano sul territorio. I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno compiuto negli ultimi anni lunghe e complesse indagini preliminari conoscitive sul territorio nomentano, cornicolano, sabino e tiburtino, dove, a partire soprattutto dagli anni Sessanta, l’azione indiscriminata di costruttori edili privi di scrupoli e scavatori clandestini ha gravemente danneggiato e spesso letteralmente cancellato siti di grande interesse archeologico. Tali indagini hanno portato a numerosi ed importanti recuperi. Subito all’ingresso del Museo sono esposti i reperti trovati nel corso dell’”Operazione Plotius”, in una grande villa privata nei pressi di Setteville. Sulla parete di fondo si può ammirare la grande lastra marmorea con l’iscrizione sepolcrale e la menzione della carriera (cursus honorum) di L. Plozio Sabino, di rango senatorio, appartenente alla gens Plotia, che giunse fino alla carica di Pretore. Il defunto ebbe l’onore di far parte del collegio sacerdotale dei sodales Titiales fu edile curule, seviro, tribuno della legione I Minervia, magistrato per le cause civili e fu ammesso a ricevere e rendere omaggio (salutatio) all’imperatore Antonino Pio.  L’iscrizione fu posta fra il 138 ed il 161 d.C. Di fronte alla lastra è collocato il sarcofago di marmo liscio, incavato internamente ad ellissi dalla parte del capo del defunto, che conteneva le spoglie di Plotius Sabinus. A sinistra della lastra è un’ara di marmo bianco venato, che si presume trafugata insieme alla lastra, con dedica dello stesso Sabino e della moglie Florentia Domitilla, in seguito ad un’apparizione in sogno (de visu), o ad una divinità o ad un favorito (Epaphus Aurelianus), divinizzato al momento della morte. Insieme alle precedenti è stata recuperata anche un’ara di marmo con dedica ad Ercole di un liberto della famiglia imperiale. Alla destra della lastra funeraria di Sabino è collocata una colonna di marmo portasanta lumachellato, unica tra quelle recuperate di cui si conserva la base in marmo bianco. Insieme a questa sono state ritrovate numerose altre colonne tutte cilindriche ma di materiale differente collocate lungo le pareti della cripta e la strada antica: 4 sono di marmo grigio; 4 di marmo bianco; 1 di granito rosa; 2 di granito grigio; 2 di alabastro. Insieme a queste sono esposte 5 grandi basi di colonne di marmo bianco. Subito a sinistra dell’ingresso è esposto un cippo funerario etrusco femminile in tufo a forma di casetta con tetto displuviato; presenta un’iscrizione sepolcrale in lingua etrusca sul lato destro e sulla fronte con il prenome e il gentilizio della defunta:[R]amtha Velchna. Da un altro recupero operato dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Artistico, a Mentana in località Casale Manzi, provengono un bel sarcofago della fine del IV-inizi del V sec. d.C. e altri reperti marmorei. Il sarcofago marmoreo a cassa è notevole per la decorazione, che, come avveniva nella normale attività dell’officina, non è stata completata. La fronte presenta un pannello centrale, formato da un’edicola con colonnine tortili, in cui è compresa una figura, completamente da rifinire, nella posa di orante e ai lati, una decorazione a strigliature e due pannelli laterali ancora da scolpire. In località Guidonia S.Antonio sono stati anche recuperati un sarcofago di marmo liscio e l’ara sepolcrale del procuratore della Siria C.Vibullius Fidus, uno dei reperti più importanti fra quelli esposti. Il rinvenimento sembra sia avvenuto in seguito a scavi clandestini avvenuti all’inizio degli anni Novanta del ‘900 a poche centinaia di metri dalla rimessa agricola dove sono stati recuperati dalla Guardia di Finanza durante l’operazione “Aquila Imperiale”.

Interno-del-museo cornicolana  Urnetta-cinneraria-etrusca

L’ara di marmo bianco databile al I sec d.C. contiene l’epitaffio posto dalla vedova ad un personaggio di rango equestre, Caius Vibullius Fidus. Si tratta di un documento di grande valore storico poiché il testo epigrafico accresce le menzioni a noi finora note di procuratori della Siria – sedici compresa la nostra – e, particolarmente, perché si tratta di un personaggio finora non noto, appartenente ad una famiglia con vari rami di estrazione senatoria. La terza riga, erasa con particolare cura, doveva contenere il nome della dedicante, la moglie di Vibullio Fido, cancellato dall’ara funebre, presumibilmente per ordine del “tribunale domestico”, per tutelare l’onore e la gloria della famiglia. Alla Polizia di Stato va il merito del recupero di un’urna cineraria etrusca fittile del tipo in voga a Chiusi nella prima metà del II sec a.C., decorata con scene del duello fra Eteocle e Polinice fra due geni alati femminili. Dagli scavi eseguiti dalla Soprintendenza a Guidonia nella Tenuta del Cavaliere, provengono tre macine di calcare circolari per grano o olive del tipo tronco-conico e tegole con bolli di fabbrica di varie epoche e tipologie. Lungo la strada sono state ricostruite alcune tombe di epoca imperiale del tipo alla cappuccina formate da tegoloni (tabellones) congiunti al vertice con coppi. Sono inoltre esposti reperti di varia provenienza tra cui spicca un non comune lingotto di piombo (kg 31,600) con marchio di fabbrica. Infine una vetrina è dedicata ai ritrovamenti dell’età neolitica avvenuti nell’area restrostante la chiesa, tra cui lame e micro strumenti in ossidiana (vetro vulcanico) proveniente dall’Isola di Palmarola (Arcipelago Pontino).

foto-museo-cornicolana  Sarcofago-con-orante

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