logo arca 4

 

logo guidonia

Villa Comunale - Orto dei frati

  • Villa Comunale
  • Percorso Botanico "Federico Cesi"
  • Federico Cesi

Il giardino pubblico di Monte Albano
da Orto dei Frati a Villa Comunale

Per meglio comprendere l’importanza paesaggistica e storica del giardino comunale di Montecelio, che occupa l’intera sommità del colle di Monte Albano circondando il complesso conventuale settecentesco di S. Michele Arcangelo, è necessario collocare il sito nella storia del paese.

Sec. XI-XII - Fondazione del castrum Montis Albani, presumibilmente ad opera di un ramo dei conti di Monticelli (Crescenzi di Sabina).
1124 - Prima menzione del castrum: Gregorio di Monte Albano e Giovanni “il maledetto” di Monticelli restituiscono su ingiunzione di papa Calisto II alcune terre (nella tenuta oggi detta dell’Inviolata) sottratte al monastero romano di S. Ciriaco in Via Lata.
1178 - Giovanni di Monte Albano offre ospitalità all’antipapa Calisto III (Giovanni di Struma); l’esercito imperiale, guidato da Cristiano di Magonza, assedia il castrum e ne devasta i campi.
1199 - Alla morte di Giovanni, Monte Albano diviene proprietà del monastero di S. Paolo fuori le Mura, sotto il quale resterà per due secoli.
1241 - Il castrum di Monte Albano viene espugnato e incendiato da Federico II.
1368 - In occasione della morte di Guglielmo, abate di S. Paolo fuori le Mura, viene stilato un preciso inventario di quanto era contenuto nella rocca di Monte Albano, di cui si citano un’aula, due camere, cisterna, cucina, cantina, stalla, forno.
1369 - Dalla composizione di una vertenza fra il monastero di S. Paolo e alcuni vassalli tiburtini, cui appartenevano degli appezzamenti in Monte Albano, si delinea l’estensione territoriale del castrum che giungeva ai confini di Tor Mastorta, comprendendo Valle Stregara e Formello.
1422 – Dall’analisi delle liste del “Sale e focatico” Jean Coste ipotizza che Monte Albano avesse, alla fine del Trecento, circa 400 abitanti.
1436 - I due villaggi fortificati di Monticelli e Monte Albano, situati “ad iactum unius baliste” (a un tiro di balestra l’uno dall’altro), sono venduti agli Orsini. E’ la fine dell’autonomia di Monte Albano, che decade rapidamente.
1448 - Nelle liste del “Sale e focatico” Monte Albano è ormai dichiarato “destructum”.
1463 - In un documento della Curia di Tivoli la chiesa di S. Angelo (S. Michele) sul Monte Albano viene definita “ruralis et campestris”.
1675 - Marco Valenti compra da Virgilio e Domenico Lanciani la vetta di Monte Albano per costruirvi una chiesa e un villino.
1677 – Benedizione della chiesina costruita da M. Valenti, dedicata come l’antica all’Arcangelo Michele.
1702 - S’inizia la costruzione del convento dei Frati Minori Osservanti.
1705 - La Comunità di Monticelli dona ai frati una somma e del terreno per l’orto, che sarà accresciuto da altre donazioni di privati nel 1709 e nel 1723.
1724 - Prima pietra della nuova chiesa di S. Michele Arcangelo (29 marzo), progettata dall’arch. romano Alfieri.
1728 - 31 luglio. Fine dei lavori per la costruzione del convento, diretti da fr. Giuseppe Terzini: muro di clausura, orto, cappellette della Via Crucis, convento con quattro dormitori, cisterna, chiostro.
1745 - Il 10 aprile si consacra la nuova chiesa di S. Michele, il 9 maggio viene demolita la chiesetta di Marco Valenti, che sorgeva nel luogo oggi occupato dalla piazzetta. La colonna di cipollino  posta lì davanti a sorreggere la croce che segnava i limiti della giurisdizione conventuale è trasportata al centro dello slargo sottostante, da allora denominato “Croce Ranne”.
1768 - F. Ottone da Massarano costruisce una grande cisterna per irrigare l’orto Così ne parla fra’ Bernardino Trasciani nel 1770: “Pertanto li Religiosi con questo ed altro terreno slargarono l’orto com’è al presente, ma per esserne buona parte incolto e al maggior segno sassoso, lo diede col decorso di non pochi anni a coltivare al fratello laico F. Ottone di Masserano, il quale colla sua sofferenza ed instancabili fatiche lo ha ridetto quasi tutto in miglior forma, mettendo in piano li viali, ne’ luoghi scoscesi alzando alte macere, slargando gl’angusti quadri, svellendo spineti, togliendo gl’alberi infruttiferi ed erbe silvestri, trapiantando ed insitando altri buoni frutti; eppure non appieno sodisfatto vuolle ancora provedere alla siccità del tempo estivo, perciò adì 12 aprile dell’1768 fe’ fabbricare coll’ajuto de benefattori una gran conserva d’acqua, di longhezza palmi sessantatré, larga venti e alta dieciotto, e più con segreti condotti di muro per condurla con ogni facilità alle vaschette o dove richiede il bisogno d’inaffiare l’erbe seminate”.
1872 – In ottemperanza alle leggi del Regno d’Italia, i frati Minori Osservanti cominciano a lasciare il convento di S. Michele, che il Regio Demanio darà poi in concessione al Comune.
1875 – Viene presentata una petizione al Comune per far restare nel suddetto Convento almeno due Religiosi Sacerdoti che servano alla custodia della Chiesa ed ai bisogni morali del popolo. Subito dopo Il sindaco Michele De Cesaris chiede al vescovo di Tivoli mons. Carlo Gigli di nominare  rettore del convento e della chiesa di S. Michele il francescano monticellese P. Michelangelo Cianti.
1877 - Il vescovo nomina rettore P. Michele: L’ottima di lui condotta e le virtù che l’adornano danno sicurezza che Egli procurerà con vero zelo di religione il maggiore onore di Dio ed un contentamento dell’intiera popolazione.
1880 - Il Comune stipula un atto notarile con cui s’impegna a sostenere le spese per la manutenzione e l’officiatura della chiesa di S. Michele (che ancora oggi appartiene al Ministero dell’Interno, Fondo per il Culto), ricevendo in cambio la proprietà del convento e dell’orto dei frati.
1921 - Per interessamento del sen. Rodolfo Lanciani, ai sensi della legge 20.6.1909, n. 364 (poi confermata dalla legge 1.6.39, n. 1089, art. 71), viene emesso un decreto di tutela per la Villa comunale presso S. Michele.
1923 - Muore Padre Michelangelo Cianti e gli succede come rettore del convento e chiesa di S. Michele don Celestino Piccolini. Appassionato cultore della storia e dell’archeologia del territorio monticellese, don Celestino diviene Ispettore onorario della Regia Soprintendenza e allestisce nelle stanze del Priore un piccolo museo archeologico e paleontologico che sarà disperso nel secondo dopoguerra.
1926 - L’Orto dei Frati, come era popolarmente chiamato il terreno a monte del viale che circonda la sommità di Monte Albano (allora Passeggiata Umberto I, oggi Via XXV Aprile, ma per i monticellesi sempre e solo giro dei Frati), su proposta del letterato e poeta Antonio Cerqua è trasformato in “Parco della Rimembranza” e diviene oggetto di una sistemazione a giardino incentrata sul Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.
    Anni Trenta – Il giardino viene utilizzato come colonia elioterapica diurna per i bambini di Montecelio, sotto la sorveglianza dei medici condotti e delle suore. Nel convento viene allestita la cucina per preparare i pasti dei ragazzi.
1931 - Antonio Cerqua scrive il 2 febbraio al podestà Giovanni De Angelis affinché provveda “a fare qualche cosa anche per la sistemazione arborea” perché “i forestieri che capitano a M. Celio d’estate hanno sempre ed unanimemente lamentata la mancanza di luoghi ombrosi, fatta eccezione di que’ pochi metri quadrati nella piazzetta di S. Michele”. De Angelis accettò subito il suggerimento e fece piantare gli alberi che abbelliscono ancora oggi il giardino dei Frati e l’alberatura in piazza S. Giovanni. Il 26 maggio il poeta torna a scrivergli per ringraziarlo “per il bene che sta facendo a Monte Celio, che sotto l’impulso della sua energia e del suo buon gusto va gradatamente trasformando il suo aspetto”.
1940 - Giardino, piazzetta e giro dei Frati sono interessati da un generale restauro compiuto dai Militi della Contraerea (Milizia Volontari Sicurezza Nazionale) installati a S. Michele, sotto la direzione di don Celestino e del suo amico Antonio Cerqua. I militari, esperti nella lavorazione del travertino, scolpirono i bassorilievi che ancora esistono nelle cappelline della Via Crucis, misero in opera la balaustra a colonnine nel belvedere della piazzetta, la scala di accesso al convento e quella per scendere al giardino, nonché vari pilastrini decorati con bassorilievi e con versi latini che riecheggiavano l’antica poesia bucolica, certamente frutto della cultura classica dei due amici che promossero i lavori. Oggi di tutto ciò restano solo pochi pilastrini e la fontanella (priva di acqua e danneggiata) con una lunga iscrizione quasi illeggibile che ricorda l’opera di restauro.
Sulla porta piccola di ingresso al convento, venne posta questa iscrizione con le parole  dell’archeologo Rodolfo Lanciani a lode di Monte Albano:


Mont’Albano
Per  la  sua  magnifica  posizione
per  la  vista  che  offre  sulla  Sabina  e  sul  Lazio
per  le  memorie  preistoriche  e  storiche ch’evoca
merita  d’essere  classificato  tra  i  luoghi
più  belli  e  interessanti  del  territorio  romano

Prof. Rodolfo Lanciani
Senatore del Regno


1952 - Antonio Cerqua pubblica un articolo sul giornale “Il Popolo”, un vero grido di allarme contro la ventilata intenzione del Comune di costruire case popolari dentro il giardino comunale, nel lato rivolto ad est, rovinando “l'unico giardino pubblico sito a corona di un'incantevole vetta, meraviglia dei forestieri e già decantata dal nostro celebre archeologo Sen. Prof. Rodolfo Lanciani. Egli anzi intervenne presso la Prefettura per impedire appunto analoga manomissione della villa; dopo di che questa con le zone adiacenti e tutta la passeggiata furono incluse dal Ministero della Pubblica Istruzione nel catalogo delle bellezze panoramiche d'Italia”. Fortunatamente il sindaco di allora, Enzo Bianchi, si dichiarò contrario alla proposta e promise di prendersi cura della Villa comunale, arricchendola “di altri alberi e piante ornamentali, sia per la sua invidiabile posizione, sia perché custodisce il Monumento ai Caduti”.
1968 - Ai sensi della legge 1497 del 29.6.1939, viene apposto il vincolo paesaggistico in località Monte Albano, con D. M. 11.5.68 (Gazzetta Ufficiale n. 162 del 27.6.68).
Anni Ottanta – Ha inizio il restauro del convento e della chiesa di S. Michele, non ancora del tutto ultimato per quanto riguarda l’interno della chiesa.
Il primo piano del convento è dato in affitto successivamente a due istituti di istruzione regionali operanti nel campo della grafica e delle telecomunicazioni (Istituto Montecelio, operante fino a pochi anni fa). Per brevi periodi è sede di uffici distaccati del Comune.
Anni Novanta - Il pianterreno del convento ospita la scuola materna di Montecelio, che utilizza per i bambini la zona adiacente del giardino comunale.
2000 - Il 3 dicembre, in occasione del Millenario di Montecelio, la piazzetta dei Frati viene intitolata al grande storico medievista Jean Coste (1926-1994), in onore del quale viene apposta questa epigrafe sulla facciata del convento, presso quella dettata da R. Lanciani:


“A un tiro di balestra” da Montecelio
il castrum Montis Albani
nato nel XII secolo, nel XV abbandonato,
dopo che se ne era persa la memoria
tornò a vivere nella coscienza popolare
per gli studi di Jean Coste
profondo conoscitore della regione romana

Nel corso del 2012/2013, a cura dell'Area VIII - Assessorato alla Cultura e P.I. è stato realizzato uno studio botanico sul Giardino dell’ex Covento San Michele per monitorarne la quantità e qualità della flora presente e del suo stato di conservazione. Il Giardino, chiamato localmente “Il Giardino dei Frati”, ha subito per lunghi anni un processo di abbandono. Se questo da un lato ha portato ad un decadimento del suo stato di utilizzo pubblico, dall’altro ha portato ad uno sviluppo “maggiormente naturale” della flora al suo interno. Scopo dello studio è stato pertanto quello di avere un’idea della composizione floristica del giardino del complesso del S. Michele, a Montecelio ed a tal fine sono stati effettuati una serie di sopralluoghi, in diversi periodi dell’anno che hanno consentito di avere un’idea sufficientemente completa della ricchezza floristica del giardino, del suo assetto complessivo, del suo attuale stato di conservazione. Il censimento delle specie vegetali, tranne rare eccezioni limitate ad alcuni taxa erbacei perenni, si è limitato alle fanerofite (alberi, arbusti, specie lianose), sia quelle esotiche e autoctone piantate e coltivate nel giardino a scopo ornamentale, sia quelle nate spontaneamente. Non sono state pertanto considerate le specie erbacee spontanee che non sono state oggetto della presente ricerca. L’analisi floristica del giardino, un po’ per il periodo in cui è stata svolta, caratterizzato anche dalla forte e ripetuta nevicata del 2012 un po’ per il fatto che si tratta di specie in gran parte esotiche e di provenienza estremamente varia, non è stata semplice né immediata. Ma i risultati ottenuti sono stati di notevole interesse. A conclusione del lavoro di analisi, si è proceduto ad elaborare un percorso botanico all’interno del Giardino, organizzato su circa 15 postazioni tabellate, che permetterà ai visitatori di passeggiare all’interno del Giardino con la possibilità di avere informazioni di dettaglio sulle principali specie arboree presenti al suo interno. Il lavoro di campionamento, analisi botanica e tabellatura è stato portato avanti da BaseNatura in collaborazione con il Prof. Marco Giardini.

giardino 08

Le stazioni del Percorso Botanico "Federico Cesi"

SennaNome scientifico
Senna corymbosa (Lam.) H.S.Irwin & Barneby (Cassia c. Lam.)
Famiglia
Fabaceae
Origine geografica
Sudamericana


Arbusto o piccolo albero sempreverde (ma che in climi freddi può perdere le foglie), a foglie alterne e composte, di 5-10 cm, paripennate, con 3-6 paia di foglioline allungate (2,5-5 x 05-1,4 cm), lanceolate o ellittico-lanceolate. Le infiorescenze corimbose (il corimbo è un’infiorescenza in cui i fiori, pur portati da peduncoli che si originano a diversa altezza sull’asse centrale, sono disposti più o meno sullo stesso piano, da ciò il nome specifico) sono formate da 4-15 fiori, in piccoli rametti ascellari o terminali. I fiori, gialli, sono formati da 5 petali e 10 stami liberi, di lunghezza molto diversa. I legumi sono cilindrici o anche compressi, talvolta leggermente quadrangolari. Fiorisce in tarda estate e inizio autunno. Originaria di Argentina, Uruguay e Brasile è specie frequentemente coltivata a scopo ornamentale in parchi e giardini nelle regioni a clima caldo. Si riproduce facilmente per seme.

acero-minoreNome scientifico
Acer monspessulanum L.
Famiglia
Sapindaceae
Origine geografica
Euri-Mediterraneo

Piccolo albero di 5-6 (10) m, dalle graziose foglie trilobate che restano sui rami fino all’inizio dell’inverno. Il frutto, come nelle altre specie di aceri, è una disamara, in questo caso con ali convergenti, quasi parallele. La disamara è un frutto formato da due acheni dotati ciascuno di una lunga ala membranosa che facilita la disseminazione anemofila, cioè per opera del vento. Il legno, di colore rossastro, è il più colorato, duro e pesante tra tutte le specie di acero. E’ specie eurimediterranea, diffusa in Europa meridionale, Africa settentrionale e Asia occidentale. Il suo nome specifico, monspessulanum, assegnato a questa specie da Linneo, significa “di Montpellier”, città del sud della Francia. Presente nei boschi termofili di latifoglie di quasi tutta Italia e comune nel Lazio, è frequente nei boschi cornicolani.

agaveNome scientifico
Agave americana L.
Famiglia
Asparagaceae
Origine geografica
Nordamericana

Pianta succulenta molto robusta, provvista di un rizoma dal quale nascono diverse rosette di foglie carnose lunghe fino a due metri, lisce in superficie ma provviste di numerose spine ricurve sul bordo e di una spina terminale appuntita e molto robusta. Ciascuna rosetta fiorisce solo dopo un certo numero di anni, fino anche a 10-15. La pianta produce allora un grosso fusto legnoso, alto 5-10 m e con foglie ridotte a grosse squame, che si ramifica nella metà superiore con rami quasi orizzontali alla cui estremità sono raggruppati numerosi fiori grandi e tubulari (di 7-9 cm) di colore giallo-verdastro. Fiorisce da giugno ad agosto. Ciascuna rosetta, una volta fiorita, muore e si secca. Originaria del Messico, è spesso coltivata a scopo ornamentale e si è naturalizzata in molte aree del Mediterraneo, anche in Italia. In aree rocciose e assolate si associa frequentemente con il fico d’India (Opuntia ficus-indica), così come si osserva in questo giardino.

corbezzoloNome scientifico
Arbutus unedo L.
Famiglia
Ericaceae
Origine geografica
Steno-Mediterranea

Arbusto o piccolo albero sempreverde, tipico della macchia mediterranea, alto fino a 8-10 m, anche se abitualmente non supera i 3-5 m. Caratteristica la corteccia bruno-rossastra finemente fessurata e scagliosa. Le foglie, lucide, hanno il margine finemente seghettato. I fiori, di colore bianco-cereo e tipicamente urceolati (cioè con petali saldati a formare una specie di botticella, di campanella), sono riuniti in grappoli terminali. I frutti, globosi e dalla superficie verrucosa, sono inizialmente verdi, poi gialli e infine rossi a maturità; si osservano spesso sulla pianta insieme ai fiori. La presenza contemporanea di fiori e frutti in diverso stadio di maturazione esalta notevolmente il valore ornamentale di questa pianta. I frutti sono commestibili ed utilizzabili per produrre marmellate, ma, come ricorda il suo nome specifico (unum=uno, e edo=mangio, cioè “ne mangio uno solo”) devono essere consumati con moderazione.

soforaNome scientifico
Styphnolobium japonicum (L.) Schott (sinonimo: Sophora japonica L.)
Famiglia
Fabaceae
Origine geografica
Est-Asiatico (Cina e Corea)

Albero caducifoglio alto fino a 25 m, originario dell’Estremo Oriente. Ha una chioma, generalmente tondeggiante, formata da foglie composte imparipennate di 10-25 cm, costituite da 7-17 foglioline ovato-lanceolate, appuntite, verdi e glabre superiormente, grigio-tomentose nella pagina inferiore. I fiori, ermafroditi e a corolla papilionacea, sono di colore bianco-giallastro o rosato, odorosi e riuniti in racemi lunghi fino a 25 cm. I frutti sono legumi carnosi cilindrici e moniliformi, cioè con una strozzatura tra un seme e l’altro. A fioritura estiva, è spesso coltivata a scopo ornamentale. E’ originaria di Cina e Corea ma, nonostante il suo nome, non del Giappone, dove è stata introdotta. E’ giunta in Europa nel XVIII secolo. Nei parchi, come accade anche in questo giardino, è accompagnata spesso dalla robinia, cui assomiglia molto. La sofora si distingue dalla robinia, oltre che per fiori e frutti molto diversi, per le foglie appuntite e l’assenza di spine.

cipresso-comuneNome scientifico
Cupressus sempervirens L.
Famiglia
Cupressaceae
Origine geografica
Est-Mediterraneo (Egeo)

Quest’albero, diventato simbolo del paesaggio italiano soprattutto per l’uso che se ne è fatto nelle colline toscane, non è una specie autoctona, ma originaria del Mediterraneo orientale. Alto fino a 35 m e slanciato nel portamento, ha un tronco dritto e colonnare molto ramoso fin dal basso. Sono note due forme, quella a chioma stretta e allungata (quella più comunemente piantata) e quella con rami quasi orizzontali. Ha foglie squamiformi embriciate, appressate ai rametti, di colore verde opaco e di odore aromatico, resinoso. Ha coni maschili ovoidi di pochi millimetri, prodotti in grandissima quantità ciascuno alla terminazione di un rametto. I coni femminili sono più grandi (25-40 mm), inizialmente verdi, lucenti, poi grigiastri e legnosi, formati da 8-14 squame poligonali a forma di clava. Fiorisce a fine inverno, inizio primavera. Comunemente piantato nei cimiteri, ha numerose proprietà medicinali e un legno di eccellente qualità.

alloroNome scientifico
Laurus nobilis L.
Famiglia
Lauraceae
Origine geografica
Steno-Mediterraneo

Arbusto o piccolo albero alto fino a 10 m con rami sottili formanti una chioma piramidale e densa. Ha foglie sempreverdi coriacee, con lamina oblungo-lanceolata, cuneata alla base e acuminata all’apice, a margine liscio, talvolta un po’ ondulato; di colore verde scuro, lucide e glabre sopra, più chiare nella pagina inferiore, fortemente aromatiche. Ha fiori piccoli, di colore giallo-verdognolo, profumati e raccolti in piccole infiorescenze. I frutti maturano in autunno e sono piccole drupe ovoidi, inizialmente verdi, poi nere a maturità, contenenti un solo seme sferoidale. Fiorisce in marzo-aprile. E’ specie tipicamente mediterranea. In Italia vive nei boschi termofili umidi, ma quasi ovunque coltivato o naturalizzato. Si osserva sporadicamente anche nei boschi cornicolani, dove è particolarmente frequente nella porzione più a valle del bosco delle Carpeneta. Pianta sacra ad Apollo, di alloro furono cinte le teste di vincitori e poeti. E’ simbolo del sapere.

ligustro-lucidoNome scientifico
Ligustrum lucidum W.T. Aiton
Famiglia
Oleaceae
Origine geografica
Cina, Corea

Piccolo albero (fino a 8-10 m di altezza) folto e vigoroso con foglie persistenti grandi (8-12 cm), coriacee ma fragili se piegate, verdi e lucide superiormente, di colore verde pallido inferiormente. Hanno margine liscio e sono dotate di un sottile bordo translucido; sono di forma ellittico-acuminata, con nervatura mediana sempre bene evidente e con un corto picciolo rossastro. I fiori, gamopetali (cioè a petali saldati tra loro), sono piccoli, bianchi, riuniti in ampie pannocchie terminali lasse, piramidali, lunghe fino a 18 cm. I frutti sono bacche ovali pruinose, nero-bluastre. E’ specie rustica e molto decorativa, ampiamente utilizzata a scopo ornamentale in parchi e giardini; è usata anche per alberature stradali. Se ne sono anche ottenute diverse varietà, con foglie più grandi o bordate di rosa o di giallo.

arancio-degli-osageNome scientifico
Maclura pomifera (Raf.) C.K. Schneid.
Famiglia
Moraceae
Origine geografica
Nordamerica

Albero alto 8-12 m (fino a 20 m nei luoghi d’origine), con chioma folta e irregolare. Rami spinosi con spine ascellari dritte di 1-2,5 cm. Ha foglie alterne intere, ovato-acuminate (5-16 x 3-12 cm), di colore verde chiaro, glabre e lucide sopra, pelose nella pagina inferiore. Ha fiori maschili in brevi racemi lungamente peduncolati e penduli, i femminili in capolini sub-globosi, brevemente peduncolati. Ha un frutto molto caratteristico, sub-globoso, di 10-14 cm di diametro, simile a un arancio, duro e rugoso, di colore verdognolo poi giallastro (non commestibile). Fiorisce in maggio-giugno. Originaria degli Stati Uniti centro-occidentali, la maclura è stata introdotta in Italia nel 1827 a scopo ornamentale, ma anche per farne siepi fitte e impenetrabili. Ha un legno duro e compatto che alcune tribù di nativi americani usavano per fare archi. Le radici hanno proprietà tintorie (giallo), mentre le foglie sono state usate talvolta per l’alimentazione dei bachi da seta.

tuia-orientaleNome scientifico
Platycladus orientalis (L.) Franco (sinonimo: Thuja orientalis L.)
Famiglia
Cupressaceae
Origine geografica
Est-Asiatica

Arbusto o albero di piccola taglia, alto fino a 12 m, in genere 5-10 m o anche meno di 5 m quando piantato in siepi. E’ dotato di corteccia sottile rosso-bruna, chioma conica e rami ascendenti. I rametti, verdi e appiattiti, sono disposti in piani verticali più o meno paralleli. Le foglie, squamiformi, sono molto piccole e disposte in quattro file, densamente embriciate, opposte due a due. Gli strobili, lunghi circa 2,5 cm e larghi 1 cm, sono formati da 6-8 squame spesse e dotate sul dorso di una protuberanza ricurva, e producono semi non alati. Originaria della Cina, questa specie è stata coltivata a scopo ornamentale in gran parte dell’Asia e introdotta in Europa nel XVIII secolo. Sensibile al freddo intenso, in Europa è coltivata soprattutto nelle regioni mediterranee, dove è usata soprattutto per realizzare siepi e barriere frangivento.

olmo-comuneNome scientifico
Ulmus minor Miller.
Famiglia
Ulmaceae
Origine geografica
Europeo-Caucasico

Albero alto fino a oltre 30 m, longevo e pollonante, con un fusto dritto o un po’ sinuoso e molto ramoso, che forma una folta chioma. I rami giovani sono lisci o suberoso-alati (in quella che da alcuni è chiamata varietà suberosa). Ha foglie alterne, semplici, con breve picciolo, doppiamente dentate ai margini, asimmetriche alla base e acuminate all’apice, glabre e lucide di sopra, ghiandolose e pubescenti di sotto. I fiori, addensati in fascetti ascellari e con antere porporine, compaiono in marzo-aprile, prima delle foglie. Il frutto è una piccola noce alata (samara), sub-rotonda. Specie ad areale prevalentemente europeo, si osserva anche in Asia minore e in Africa settentrionale. In Italia l’olmo è frequente e diffuso allo stato spontaneo, ma è anche comunemente usato a scopo ornamentale in parchi e giardini e per alberature stradali. Sopporta pesanti potature; le foglie sono un ottimo foraggio per il bestiame.

leccioNome scientifico
Quercus ilex L.
Famiglia
Fagaceae
Origine geografica
Steno-Mediterraneo

Albero alto fino a 20 (25) m, molto longevo, con chioma ampia e densa e tronco che può superare il metro di diametro. Corteccia grigia e liscia da giovane, poi grigio-bruna e screpolata in piccole placche. Ha foglie persistenti, semplici, con un breve picciolo peloso, da arrotondate a lanceolate, con margini lisci o leggermente dentate, acuminate all’apice, di colore verde scuro, lisce e lucide sopra, grigio tomentose di sotto. Il frutto è un achenio (ghianda) ovoide, apicolato, protetto fino a metà da una cupola emisferica con piccole squame triangolari, piatte e appressate. Si tratta di una specie sempreverde tipicamente mediterranea, diffusa nelle regioni costiere dell’Europa meridionale e dell’Africa settentrionale, dove vegeta in ogni tipo di substrato. E’ frequentemente usata nei rimboschimenti e, a scopo ornamentale, in parchi, giardini e nelle alberature stradali.

mandolroNome scientifico
Prunus dulcis (Mill.) D.A.Webb
Famiglia
Rosaceae
Origine geografica
Asiatica

Il mandorlo è un piccolo albero, di 8-12 m di altezza, dal fusto spesso tortuoso, chioma regolare e rada. Le foglie, caduche, semplici, lunghe 7-12 cm, sono strette, lanceolate, cinque-sette volte più lunghe che larghe, debolmente e ottusamente dentate, glabre e lisce, di colore verde chiaro. I fiori, bianchi o rosa, larghi 3-4 cm, hanno calice rossastro, 5 petali e numerosi stami e compaiono presto, prima delle foglie. Il frutto è una drupa ovale e compressa verde e vellutata, quasi interamente occupata dal nocciolo il cui guscio, legnoso e bucherellato, racchiude uno o due semi commestibili, dolci o amari, avvolti da un sottile tegumento. Originario dell’Asia occidentale, il mandorlo è coltivato da tempo immemorabile nelle regioni mediterranee. Albero poco esigente, è di grande valore decorativo nel periodo della fioritura. Le mandorle sono largamente utilizzate a scopo alimentare.

bagolaroNome scientifico
Celtis australis L.
Famiglia
Cannabaceae
Origine geografica
Eurimediterraneo con baricentro orientale

Alto fino a 18 (25) m, a tronco robusto, dritto e molto ramificato, con rami formanti una chioma arrotondata e folta. Ha corteccia liscia, grigio-cinerea. Le foglie sono semplici, brevemente picciolate, ovali-lanceolate, con margine dentato, lungamente e finemente acuminate. I fiori, poco appariscenti, piccoli e verdastri, danno origine a frutti tondeggianti inizialmente verdi, poi giallastri, quindi bruno-nerastri a maturità, dotati di un seme reticolato-rugoso. Con scarsa polpa, sono però commestibili, di sapore dolciastro. E’ specie tipicamente mediterranea, con areale “sbilanciato” verso oriente. In Italia è comune e predilige terreni sassosi e assolati (è anche indicata con il nome di “spaccasassi”). Frequentemente coltivato per ornamento, il bagolaro è spesso usato nelle alberature stradali. Ha rami sottili ed elastici, una volta usati come fruste. Un bellissimo e monumentale esemplare (u ciuciupicchiu) era osservabile fino al novembre 2000 sulle pendici di Poggio Cesi.

pino-domesticoNome scientifico
Pinus pinea L.
Famiglia
Pinaceae
Origine geografica
Euri-Mediterraneo

Albero alto fino a 20-25 (30) m, molto resinoso, con tronco eretto, ramificato in alto con rami espansi formanti una corona tipicamente ombrelliforme. Corteccia rosso bruna nelle piante giovani, quindi screpolata e divisa in grandi placche romboidali grigie. Foglie aghiformi lunghe 8-10 (12) cm. Strobili (pigne) molto compatti e pesanti, resinosi, ovato-globosi (10-18 x 7-12 cm), con squame bruno-rossicce terminanti con un largo scudo piramidale con umbone centrale grigio. I semi (pinoli), commestibili, sono grandi (15-20 x 6-8 mm), protetti da uno spesso guscio legnoso. Specie tipicamente mediterranea, è frequente in Italia, dove il suo indigenato è tuttavia dubbio. Diffusa con la coltivazione da antichissima data, costituisce pinete litoranee di grande bellezza, tutte il risultato di impianti artificiali.

robiniaNome scientifico
Robinia pseudacacia L.
Famiglia
Fabaceae
Origine geografica
Nordamericana

Albero alto fino a 20 (25) m, spinescente. Ha tronco eretto, spesso biforcato, con rami lisci e rametti angolosi che formano una chioma espansa, tondeggiante e leggera. Corteccia rugosa, grigio-bruna, fessurata con l’età. Ha foglie caduche composte, imparipennate, lunghe fino a 25-35 cm, ornate da stipole che si trasformano in aculei lunghi fino a 2 cm; foglioline in numero di 4-10 paia, brevemente picciolate, ovali o leggermente allungate (ca. 45x25 mm), intere ai margini, glabre. Ha fiori numerosi raccolti in lunghi racemi (10-25 cm) penduli, odorosi, con corolla papilionacea bianca. Il frutto è un legume lineare (5-10 cm), compresso, con 4-10 semi reniformi, molto duri, bruno-nerastri. Fiorisce in maggio-giugno. Specie americana, originaria degli Stati Uniti orientali, è stata importata in Europa nel 1601 ed è coltivata all’Orto Botanico di Padova dal 1662. Largamente utilizzata anche a scopo ornamentale in alberature, parchi e giardini, si riproduce con facilità. Spesso naturalizzata, è specie fortemente invasiva.

abete-douglasNome scientifico
Pseudotsuga menziesii (Mirb.) Franco
Famiglia
Pinaceae
Origine geografica
America settentrionale occidentale

Albero di grandi dimensioni, in condizioni naturali può superare i 100 m di altezza. Ha chioma conica o piramidale formata da rami quasi orizzontali. Tronco dritto, colonnare, con corteccia dapprima grigiastra, liscia e resinifera, poi rosso-bruna e screpolata a placche irregolari. Foglie aghiformi, morbide, di 15-35 mm, larghe da 1,5 a 2 mm, di colore verde chiaro superiormente, biancastre inferiormente per la presenza di due strisce bianche con aperture stomatiche. Strobili penduli, ovali o conici, solitari e terminali, lunghi 7-10 cm, caratterizzati dalla presenza di brattee trifide chiare che sporgono tra le squame più scure. Albero a rapido accrescimento, produce un ottimo legno per costruzioni e falegnameria e fornisce ottima materia prima per carta e cellulosa. E’ anche molto apprezzato come albero ornamentale. I semi di questa pianta furono inviati per la prima volta in Europa (Inghilterra) nel 1827. E’ la specie forestale più importante degli Stati Uniti occidentali.

bosso-comuneNome scientifico
Buxus sempervirens L.
Famiglia
Buxaceae
Origine geografica
Submediterranea-Subatlantica

Arbusto sempreverde alto 0,5-3 m, talvolta alberello fino a 6-8 m. Chioma folta, con rami giovani per lo più pubescenti, quadrangolari. Foglie opposte, coriacee, ovali o ellittiche, a margine intero, glabre, lucide, di colore verde scuro e lucide sulla pagina superiore e verde giallastro in quella inferiore, provviste di un breve picciolo (fino a 2,5 mm). Fiori piccoli, privi di corolla, raccolti in gruppetti (glomeruli) all’ascella delle foglie superiori. Ciascun glomerulo presenta un fiore femminile al centro circondato da diversi fiori maschili. Il frutto è una capsula triloculare, sessile, giallastra, dotata all’estremità di tre brevi rostri. Fiorisce in marzo-aprile. Pianta longeva, a lento accrescimento, è specie comunemente e anticamente coltivata nei giardini. Per la sua folta chioma e la sua resistenza può essere potata in fogge fantasiose, ed è quindi molto usata nell’arte topiaria. Ha un legno compatto e resistente, molto ricercato per lavori al tornio e strumenti musicali.

storaceNome scientifico
Styrax officinalis L.
Famiglia
Styracaceae
Origine geografica
NE-Mediterraneo

Arbusto cespuglioso o piccolo albero, alto fino a 6-7 (10) m, con foglie alterne, intere, ovali (3-5 x 5-7 cm), di colore verde chiaro, glabre e lucide superiormente, tomentose inferiormente. Fiori bianchi, profumati, ricchi di nettare, riuniti in piccoli racemi terminali penduli di 4-5 fiori, con peduncoli e calici anch’essi pelosi; di forma regolare, hanno calice persistente e corolla con 5-7 petali saldati alla base a formare un breve tubo. Il frutto è una drupa globosa, carnosa, contenente un grosso seme subsferico (più raramente 2 o 3). Fiorisce in aprile-maggio. Per il suo minuscolo e particolare areale di distribuzione (studiato nel 1946 da Giuliano Montelucci, guidoniano, tra i più grandi botanici italiani del ‘900) costituisce uno dei più interessanti problemi fitogeografici della flora italiana. Comune e bene inserita nella vegetazione dei Monti Cornicolani, Lucretili e Tiburtini, è presente anche nei Monti Prenestini, Monti Ruffi e Colli Albani. E’ stata recentemente rinvenuta in due località campane.
Nota come armella a Montecelio e ammella a Sant’Angelo Romano, è specie protetta nel Lazio (L.R. 61/74).

cedroNome scientifico
Cedrus deodara (Roxb.) G. Don
Famiglia
Pinaceae
Origine geografica
Afghanistan e Himalaya nord-occidentale

Albero maestoso, nei luoghi d’origine può raggiungere i 60 m di altezza (da noi in genere fino a 25-30 m), mentre il tronco può arrivare fino a 12 m di circonferenza. E’ dotato di chioma piramidale, con cima generalmente inclinata e rami principali orizzontali e piuttosto gracili. Foglie aghiformi lunghe 20-50 mm. Strobili (coni) di 7-12 cm, di forma generalmente ovoide e arrotondata, mai incavati all’apice. Fiorisce da settembre a novembre. E’ un albero ornamentale molto elegante e apprezzato. Il legno, di buona qualità e forte odore aromatico, molto resistente alla putrefazione, è stato impiegato soprattutto nelle costruzioni. In questo giardino è presente anche una seconda specie di cedro: Cedrus a-tlantica (Endl.) Carrière (cedro dell’Atlante), di origine africana (Marocco e Algeria), dalle foglie nettamente più brevi rispetto a C. deodara.

cesiFederico Cesi
(Roma, 26 febbraio 1585 – Acquasparta, 1 agosto 1630)

Scienziato e naturalista italiano. Fu Duca di Acquasparta, barone romano, marchese di Montecelio, principe di S.Angelo e S. Polo. Appartenente ad una nobile famiglia umbro-romana che aveva annoverato tra i propri membri cinque cardinali, manifestò giovanissimo un forte impegno per il rinnovamento della cultura tradizionale. Tale impegno si manifestò soprattutto nella fondazione e nel sostegno che prestò all’Accademia dei Lincei, che istituì nel 1603, con il medico e naturalista olandese Johannes van Heeck, con il matematico Francesco Stelluti, e con l’erudito Anastasio De Filiis. Dopo il 1609 innalzò il numero dei membri dell’Accademia nominando eminenti personalità straniere ed italiane come Galileo Galilei, (associato nel 1611) con cui ebbe rapporti particolarmente affettuosi, al quale prestò notevole sostegno soprattutto nello scontro dello scienziato pisano con le autorità ecclesiastiche, facendo leva anche sulla sua posizione influente nel patriziato romano. Cesi si dedicò con profitto a studi di botanica e naturalistici in genere, progettando anche una sua enciclopedia botanica, le Tabulae Phytosophicae. Nella ricerca botanica, in particolare, il Cesi e gli altri Lincei anticiparono di decenni la metodologia scientifica comparativa della moderna morfologia vegetale. Nella ricerca botanica dei primi Lincei acquistano un’importanza metodologica fondamentale le campagne di osservazione e raccolta e l’uso del microscopio galileiano. Teatro delle campagne botaniche di Cesi e dei primi Lincei sono in particolare i Monti Lucretili, infeudati alla famiglia Cesi insieme all’abitato di S. Polo (oggi: San Polo dei Cavalieri), e in particolare il Pratone di Monte Gennaro, conseguentemente ribattezzato “Anfiteatro Linceo”. Egli fu inoltre uno dei primi certi ammiratori delle bellezze naturali della Collina di Poggio Cesi, nel territorio dei Comuni di Guidonia Montecelio e Sant’Angelo Romano ed il cui nome è legato proprio a quello della famiglia Cesi, proprietaria dei Monti Cornicolani dalla fine del XVI secolo e per buona parte del secolo successivo. Notevole il suo scritto Indicatio sulla opportunità di procedere a una radicale riforma del sapere. Nel 1618 si ritirò ad Acquasparta fino alla morte, sopraggiunta improvvisamente, che portò alla dissoluzione dell’Accademia e lasciò Galileo solo di fronte alle sovrastanti forze dei suoi avversari. Si deve al Cesi la denominazione di telescopio per lo strumento messo a punto da Galileo. Più tardi (1624), Cesi approverà la denominazione di microscopio escogitata dal Faber per l’occhialino inventato da Galileo. Lo si ricorda anche per la sua opera principale che fu Theatrum totius naturae, che comunque rimase incompleta.

museorodolfo

Calendario

Maggio 2017
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

Cerca nel sito